Premetto che non mi piace darmi le arie ma ogni tanto devo riconoscere a me stesa che qualcosa di buono sto facendo.
La premiazione del “Gran Gala de reconocimientos” mi ha portato a riflettere di come tante donne migranti come me restano nell’ombra, e organizzazioni come “Asociación Cultural Los Andes” apportano valore e visibilità al loro/nostro lavoro. E non solo, siamo nell’era dove il digitale fa di cassa di risonanze alle nostre attività, e anche se non è il nostro stile: auto-promuoversi, mettere in mostra il proprio operato, ogni tanto bisogna farlo vedere! E’ auto-referenzialismo…si! a volte c’è bisogno anche di questo…
Il percorso come donna migrante, anche se si ha l’amore e l’appoggio della famiglia, è sempre in salita. E ogni passo affrontato è una vittoria soltanto per il fatto di averci provato. Dall’assistere ad una riunione di condominio a fare la imprenditrice, rompere lo schema della donna che deve lavorare e poi occuparsi della famiglia, pensare in alto, cercare di sorprendersi, essere sempre alla ricerca di quel qualcosa che da più soddisfazione che mangiare un cioccolatino fondente… due o tre…
Essere stata premiata, non per la mia professione, ma per quello che faccio mi da quella soddisfazione, perche so che non solo dentro della comunità latinoamericana a Genova e anche per la città io conto, e come tutte queste bellissime donne abbiamo un ruolo importante e diamo l’esempio e siamo incentivo a tutte le altre che verrano dopo di noi.